A+ A A-
  • Categoria: Percorso
  • Scritto da heine
  • Visite: 10118

Austria

 


 È sufficiente uno sguardo al Dizionario dei Grimm per conoscere il ruolo ancora oggi occupato dalle locuzioni riguardanti san Giacomo.

<<Questo non è il vero Giacomo>> è un modo di dire tedesco che si riferisce a san Giacomo e alla sua tomba a Santiago de Compostela. La frase citata nel Dizionario dei Grimm si rifà in forma palese a quei pellegrini diretti verso la città galiziana per i quali le tombe di altri santi non avevano valore uguale a quella di san Giacomo. Continuando a sfogliare l'opera dei Grimm si trova un'abbondanza di espressioni oggi adoperate solo raramente che fanno per lo meno supporre quale significato spettasse un tempo alla venerazione per san Giacomo anche nel Sacro Romano Impero Tedesco.

La <<conchiglia di san Giacomo>> (Jakobsmuschel), distintivo del pellegrino, il <<mantello di san Giacomo>> (Jakobsmantel) e il <<bastone di san Giacomo>>(Jacobsstab, o Jacobstescken) indicano il tipico equipaggiamento del pellegrino, chiamato anche <<fratello di san Giacomo>> (Jakobsbrùder), come è riportato in Simplicius Sirnplicissimus di HJ.Ch. Grimmelshausen.

Il concetto di Cammino di Santiago (Jakobstrasse) e di <<segnale di Santiago>> (Jakobswegwiser) vennero spesso usati in senso figurato. Così, un segnale ché in dica lontananza, incertezza viene detto <<segnale di Santiago>>; e il Cammino di Santiago non indica solo la strada verso Santiago de Compostela, ma anche la «via lattea» nel firmamento, come si apprende ancora al Dizionario dei Grimm.

All' inverso, anche l'espressione <<via lattea»>> è usata del tutto correntemente per indicare il Cammino di Santiago, soprattutto in francese (la Voie Lactée). Questo nome risale alla leggenda del pellegrinaggio di Carlo Magno (768-814); san Giacomo apparve in sogno al sovrano franco incaricandolo di liberare il sepolcro apostolico dalla signoria degli arabi infedeli e di seguire il cammino tracciato dalle stelle. La leggenda influì anche sull'origine dell'etimologia popolare, non valida da un punto di vista scientifico, secondo la quale Compostela deriverebbe da campus stellae (precisamente è la parte di compostum o di una parola simile che viene tradotto come <<luogo della sepoltura>>» (Begrabnisstattel).

La parola tedesca <<oste di san Giacomo>> (Jakobswirt) fa capire precisamente quatto nel tardo Medioevo fosse consueta la figura del pellegrino, inteso anche come semplice viaggiatore, ma più specificatamente come mendicanti o povera gente. In qualità di  <<fratello di san Giacomo>> si poteva contare su vitto e alloggio a basso prezzo, talvolta gratuito, nei monasteri; la designazione di <<fratelli di san Giacomo» o di <<fratelli della conchiglia>> per indicare mendicanti o povera gente si trova già a partire dal secolo XV. Così anche Hans Sachs (1494-1576) comprese tra gli <<osti di san Giacomo» un oste per mendicanti la cui birra e il cui vino erano annacquati. La veste di pellegrino non serviva solo per i mendicanti, ma anche come mimetizzazione per i furfanti e i ladri che, come <<falsi pellegrini>>, a partire dai secoli del basso Medioevo, resero insicure le strade. II continuo aumento di tale gente sulle vie dei pellegrini fu tra gli elementi che contribuirono alla decadenza dei pellegrinaggi verso Santiago de Compostela nel secolo XV. Con i due significati della già ricordata parola <<bastone di san Giacomo>> si può chiarire quanto di ingegnoso vi  fosse nella trasformazione del costume del pellegrino, poiché in tal modo era designata anche “un'arma dissimulata, un pugnale o una spada nascosti nei bastone da pellegrino”.

Ecco alcune parole legate a san Giacomo, un elenco che potrebbe essere ulteriormente completato, ma che  questa piccola scelta permettono di accennare al significato dei culto di san Giacomo e all’irraggiamento che ricevette in Germania. A parte la Francia, la Germania insieme con I'Italia può rappresentare la regione più importante in cui il culto dell'Apostolo ha prodotto effetti durevoli e ha lasciato tracce visibili. Alcune di queste tracce abbisognano ancora di accertamenti e all'attuale stadio delle ricerche si può, per ora, solo osare il tentativo di un bilancio provisorio.

 

 

 

Le più antiche testimonianze del culto e del pellegrinaggio jacopei

A partire dal secolo IX in Germania si venne a sapere -per lo meno in alcuni luoghi- del sepolcro del santo in Spagna. Queste prime indicazioni sono contenute nel martirologio (=elenco dei santi) coevo. Si considera qui il Martirologio di Rabano Mauro (780-856) e dell'autore noto come Notkero il Balbulo di San Gallo (m.912)

Il materiale documentario e i patronati indicati permettono di riconoscere il primo inizio della venerazione per san Giacomo in Germania a partire dal secolo X. Da qui discendono tutte le prime prove tramandate dall'ambiente bavarese e alemanno.

La notizia della traslazione del corpo dell'Apostolo in Spagna e il suo sepolcro a Santiago de Compostela giunse certamente in Germania meridionale attraverso la Borgogna e perciò sorprende poco che già intorno al 930, in un appunto del monastero di Reichenau sia registrato il primo pellegrino partito al di qua dei Pirenei. Anche se nel testo agiografico si possono trovare solo le consuete informazioni, esso è una testimonianza della precoce conoscenza del culto di san Giacomo e della venerazione del suo sepolcro nella regione tedesca sud-occidentale.

Già il secolo XI è il momento in cui il culto di san Giacomo diventa intelligibilmente concreto e chiaramente esteso: si ricordano altari e chiese nella Sassonia medievale, a Magonza e in Alsazia.

Il secolo XI rappresenta il punto di svolta per la venerazione di san Giacomo in Germania; per meglio dire, solo in quel momento il culto di san Giacomo cominciò a compiere i primi autentici passi. Non solo furono consacrati a lui un numero sempre maggiore di altari e chiese, ma a questo periodo risalgono ulteriori prove circostanziate e sicure di pellegrini partiti alla volta di Santiago de Compostela, nonostante il viaggio dalla Germania meridionale comportasse un percorso di circa duemila chilometri di sola andata.

Nel settembre 1072 Sigfrido di Magonza (Siegfried Von Mainz) si mise in cammino verso la Galizia per recarvisi a pregare. L'arcivescovo di Magonza era disgustato dalle occupazioni impostegli dalla carica che ricopriva, come emerge dal testo dello storiografo Lambert von Hersfeld (1025 - 1081/85) ; tuttavia non raggiunse La Galizia, ma si fermò per un breve periodo nel monastero riformato di Cluny in Borgogna, per sottrarsi come monaco al “rumore delle occupazioni mondane”, fino a che il clero e il popolo di Magonza lo richiamarono indietro. Così non portò a compimento l'originario pellegrinaggio e Sigfrido non può essere considerato in senso stretto un pellegrino a Santiago de Compostela, anche se non si possono avanzare dubbi sulla serietà del suo proposito.

All'incirca nello stesso periodo, la contessa Richardis von Sponheim visitò Santiago de Compostela. Parimenti il conte Eberhard von Nellenburg (m .1078/79) negli anni '70 del secolo XI intraprese con la moglie Ida un pellegrinaggio verso la regione nord-occidentale della Penisola iberica e, secondo le fonti, ciò avvenne per una loro particolare devozione verso san Giacomo.

Forse tra i primi pellegrini tedeschi ci fu anche un abate del monastero di Fulda.

Come appare chiaro, solo i nobili e i personaggi rivestiti di alta dignità spirituale potevano concedersi un pellegrinaggio diretto così lontano; è, perciò, degna di particolare attenzione la notizia dell' anno 1072 secondo la quale un non meglio identificato cieco di nome Folbert partì per Santiago de Compostela. È del resto una caratteristica delle fonti che di regola si riferisca solo sui viaggi fatti da persone altolocate. Non solo per I'esempio di Folbert, ma anche per altre generali asserzioni delle fonti, tuttavia, è consentito di giungere alla conclusione che già nei secoli XI e XII non esclusivamente i nobili si recarono in pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

Nel Liber Sancti Jacobi del secolo XII si legge che Franci, Itali e Teutonici durante le veglie sedevano a turno in una parte della cattedrale loro riservata. Anche la storia del vescovato di Santiago nel secolo XII, la Historia Carnpostelana, dà apposito risalto alla popolarità della venerazione per san Giacomo in Germania.

Ciò, in definitiva, deve avere indotto il compilatore della Guida del pellegrino, parte del  Liber Sancti Jacobi, a contrassegnare particolarmente la strada che attraversa la Francia come quella battuta dai pellegrini tedeschi: <<I borgognoni e i tedeschi, che percorrono la strada da Le Puy a Santiago, devono visitare la tomba della Santa Vergine e della martire Fides (a Conques)». A questo proposito viene notato solo in margine che in un canto di pellegrinaggio latino del secolo XII alcuni passaggi sono stati redatti in bassotedesco-fiammingo.

Si deve qui rinunciare a citare altra documentazione relativa a singoli pellegrini tedeschi dei secoli XI e XII. Le prove più numerose discendono dalla regione del medio Reno e della Germania meridionale. Come già ricordato, anche la leggenda di san Giacomo fu conosciuta dapprima in queste contrade. Probabilmente si chiariscono così anche le notizie, contenute nelle fonti, relativamente numerose a proposito di singoli pellegrini provenienti proprio da queste regioni.

È difficile accertare i motivi dei viaggi dei pellegrini tedeschi; le fonti tacciono su questo argomento, o propongono solo scarsamente i motivi religiosi: per quanto riguarda il già menzionato arcivescovo Sigfrido di Magonza, il disgusto per le preoccupazioni mondane è l’origine del suo viaggio, ma la sua ricerca di un'occasione di fuga dal “mondo” Io avrebbe potuto condurre in modo altrettanto efficace in un'altra direzione se non vi fosse stata una particolare venerazione per san Giacomo. Sarebbe ancora da controllare se il pellegrinaggio del conte Friedrich von Pfirt nel 1144 sia stato davvero un viaggio di espiazione presumibilmente intrapreso dal nobile dopo aver molestato le monache di Kleinlutzel. La scelta di Santiago de Compostela quale meta potrebbe essere ricondotta in questo caso, come i più suppongono, all'influsso di san Morando di Cluny, il santo patrono del Sundgau (regione dell'Alsazia meridionale).

Per il pellegrinaggio del vescovo Anno von Minden (m. 1185), avvenuto al volgere degli anni 1174/1175, si è supposto che il prelato si fosse voluto sottrarre all'obbligo di prestare servizio militare nella discesa in Italia di Federico Barbarossa (1152-1190). Tuttavia le numerose confraternite di preghiera, alle quali Anno aderì lungo il cammino e a Santiago de Compostela, dimostrano con precisione come il viaggio del vescovo fosse all'insegna di una ricerca di salvezza condotta con spirito profondamente religioso.

Le confraternite di preghiera alle quali Anno accedette mostrano però un particolare: Anno von Minden non seguì il citato cammino da Le Puy indicato da Aymeric Picaud: esse riguardano le città di Gorde, Cluny, St'Gilles, St-Martin in Tours e Santiago de Compostela.

Egli non volle farsi carico di prendere strade di particolare importanza, così all'andata percorse quella che più tardi fu indicata come”strada alta” (Oberstrasse) passando per St-Gilles, e al ritorno quella che, ancora in un'epoca posteriore, fu detta “strada bassa” (Niederstrusse), toccando Bordeaux e St-Martin in Tours.

Ciò è provato dalle datazioni contenute nelle annotazioni sulle confraternite.

Hermann Kunig von Vach, di cui dobbiamo ancora trattare, nel secolo XV distingue una strada 'alta' (Ober) e una'bassa' (Nieder). Anche una pellegrina, citata negli Annomirakeln del secolo XII, accenna al fatto che i tedeschi tenevano in considerazione questo percorso già nei secoli centrali del Medioevo.

Un caso particolare è infine il presunto viaggio di Wiprecht II von Groitzsch del 1090 a Roma e a Compostela. La relazione di questo viaggio potrebbe essere stata redatta in epoca            successiva per giustificare il patrocinio di san Giacomo sul monastero di Pegau e non è esente da dubbi.

Certamente anche la venerazione per Carlo Magno al tempo degli Staufer e la relazione dello pseudo-Turpino provocò un importante incremento della venerazione per san Giacomo in Germania nei secoli XII e XIII. In questa cronaca, che si suppone esser stata scritta dall'arcivescovo Turpino di Reims, san Giacomo compare in sogno all’ imperatore Carlo per esortarlo a seguire il cammino tracciato dalle stelle per scoprire il sepolcro apostolico e liberare la Spagna dai musulmani. Si può chiaramente riconoscere questa storia ad esempio nei rilievi del reliquario di Carlo ad Aquisgrana.

Qualcosa di simile è riprodotto anche nelle miniature del Liber Sancti Jacobi o ancora nelle Grandes chroniques francesi e altre composizioni epiche, che tutte l'hanno registrata nelle loro raccolte. In questa redazione la scoperta del sepolcro non è collegata solo all'inizio dei pellegrinaggi, ma è messa in relazione anche con gli esordi della Reconquista della Penisola iberica.

In questa tradizione è ugualmente presente la tipologia di Giacomo patrono dei pellegrini e soccorritore in battaglia. Numerose cappelle di castelli dei secoli XII e XIII furono dedicate a san Giacomo come patrono dei cavalieri.

Infine si deve accennare, anche per questo primo per:iodo (secoli centrali del Medioevo) dei pellegrinaggio jacopeo, ai viaggi per mare. I cavalieri crociati tedeschi che partirono alla conquista di Lisbona riservarono, naturalmente, una visita al luogo in cui era conservato il sepolcro del grande santo spagnolo, e anche i crociati o i pellegrini diretti a Gerusalemme, per i quali la meta vera e propria era la Terra Santa, talvolta spingevano il proprio itinerario fino alla punta nord-occidentale della Spagna.

 

 

 

Il pellegrinaggio nel basso Medioevo e le relazioni dei pellegrini

È certamente corretto indicare i secoli XI e XII come la prima significativa fase della venerazione europea per  san Giacomo, perché senza dubbio Compostela aveva raggiunto il rango addirittura di Roma e di Gerusalemme come meta di una peregrinatio maior. Nel basso Medioevo questa tendenza si mantenne e la maggior parte delle tracce che noi ancora oggi possediamo come segni del culto di san Giacomo derivano dai secoli XIII e XV-XVI. Relazioni di pellegrini tedeschi di quest'epoca permettono di ripercorrere un pellegrinaggio tardomedievale a Santiago de Compostela.

Uno di questi libri che raggiunse una diffusione relativamente grande ti la relazione del monaco servita Hermann Kùnig von Vach del monastero di Vach (Werra) : Die Walfart und Strab zu sant Jacob. Egli concluse la propria opera nel 1495, presumibilmente alla fine di un proprio pellegrinaggio. Già nelle parole dell’ introduzione il compilatore ammonì i pellegrini tedeschi a prestare attenzione alle truffe e contemporaneamente pose in risalto come l'autentico obiettivo di ogni pellegrinaggio dovesse essere la venerazione per san Giacomo.

Hermann Kunig comincia la descrizione del proprio cammino a Einsiedeln, poi prosegue per i Lucerna, Berna, Friburgo in Svizzera e Losanna.  En passant -similmente al proprio famoso predecessore Aymeric Picaud-, l'autore nomina le numerose reliquie che si devono ricercare lungo la strada.         Egli non tralascia neppure di indicare i luoghi in cui si può trovare acqua potabile, oppure si deve pagare un pedaggio. Il cammino dei pellegrini tedeschi prosegue poi attraverso Ginevra; in questa città Hermann Kunig consiglia la sosta in una osteria tedesca situata presso una cappella in onore di San Giacomo. Anche dopo l'attraversamento della Savoia, passando per Chambéry,  la visita di una casa tedesca può essere utile, soprattutto per il necessario cambio di denaro, pensa I'autore preoccupato.

La strada prosegue poi per Isère e Ia valle del Rodano e giunge a Valence attraverso Uzès e Nimes. Successivamente la sua descrizione della strada, salvo poche varianti, aderisce , a quella già indicata nel secolo XII da Aymeric Picaud. I benessere corporale dei pellegrini stava particolarmente a cuore a Hermann Kunig,  in ogni caso egli non tralasciò di raccomandare sempre sicuri asili né di mettere in guardia contro quelli non adatti. La regione prospiciente la salita dei Pirenei, I'Armagnac, è chiamata dall'autore «Regione delle giacche povere» un peggiorativo che certamente era poco favorevole alla conoscenza della lingua e della cultura straniera.

L'autore si sofferma poco sul tratto di strada che si svolgeva in Spagna, per quanto egli continui a menzionare uno per uno i luoghi di sosta e gli ospizi che si dovevano conoscere, per progettare e organizzare un pellegrinaggio. AIlo stesso modo egli nomina i punti d'acqua che certamente non dovevano essere particolarmente numerosi soprattutto nelle zone secche della Castiglia.

Hermann Kùnig ha descritto la 'strada alta' (Oberstrasse) per l'andata a Compostela, per il ritorno, invece, conduce il pellegrino lungo la ‘strada bassa' (Niederstrasse): «Ma ora, nei nome di Dio, voglio applicarmi a conoscere il tragitto che va lungo la strada bassa>>.

Fino ai Pirenei  il percorso rimaneva il medesimo, poi passava attraverso Bordeaux, Blaye, Saintes, Poitiers, Tours; da qui si proseguiva o verso Metz, o passando da Parigi, Valenciennes e Bruxelles, verso Aquisgrana, dove l'autore fa terminare la propria descrizione di viaggio.

Il libro di Hermann Kunig offrì sicuramente a tutti coloro che si mettevano in viaggio partendo dalla Germania una descrizione di viaggio di grande utilità, che rendeva più facile la preparazione e I'attuazione di un pellegrinaggio. Le numerose ristampe del volumetto mostrano come si facesse tesoro dei suoi consigli. Hermann Kùnig presupponeva già la venerazione per san Giacomo perché, come molti altri autori di scritti simili, dedicò alla meta del viaggio, Santiago de Compostela, solo poche pagine.

Proprio per i secoli XV e XVI noi conosciamo una grande quantità di relazioni di pellegrini più brevi e più particolareggiate, come quella di Sebastian Ilsung, di Sebald e Peter Rieter, Leo di Rozmital, Lucas Rem e molti altri.

Come esempio deve essere citato il cavaliere Arnold von Harff della Renania che nel 1499, quattro anni dopo Hermann Kùnig, affidò alla penna la propria esperienza di viaggio.

La sua relazione, la cui descrizione interessa più regioni, fu redatta in modo schematico, come è stato messo in rilievo. Arnold von Harff descrisse Santiago de Compostela come una città piccola, bella, allegra; anche alla cattedrale egli dedicò alcune righe.

Il suo dubbio, se san Giacomo riposi davvero nella cattedrale sotto l'altare maggiore, allora non fu preso seriamente in considerazione. Bruscamente gli si spiegò che chiunque dubitava di ciò, era folle “come un cane arrabbiato». Arnold von Harff  relaziona poi su particolari scherzi ai tedeschi, perché solo questo gruppo etnico si poneva in capo la corona di san Giacomo.

Questa particolare consuetudine dei pellegrini tedeschi, unica nel suo genere, ci è nota anche da altre fonti. U. Lewald, R. Plòtz e A. Reinle hanno raggruppato le testimonianze disponibili che rappresentano tali 'incoronazioni di pellegrini' . La prima raffigurazione fino ad oggi nota è stata prodotta a Friburgo in Brisgovia.

Oltre a Linz, Allnerbach, Oberbreisig, Niedermendig, Molln e Neurveiler (Alsazia), quella di Villingen resta la più espressiva rappresentazione. Anche una finestra nella cappella Villingen della Cattedrale di Friburgo mostra san Giacomo che incorona i due fondatori, Jacob Villinger e sua moglie Ursula. Questa finestra è degna di nota anche perché sullo sfondo viene mostrata la vendita di conchiglie di san Giacomo e di oggetti sacri.

Non è chiara I'origine della cerimonia dell'incoronazione. Lewald ha accennato al viaggio a Compostela nel 1182 di Enrico il Leone, deposto nel 1178 a Gelnhausen. Plòtz può ritenere verosimile un nesso con i contrasti. della lotta perle investiture, particolarmente violenti in Germania; tuttavia Reinle ha fatto notare a proposito delle prime rappresentazioni conservate a Friburgo le correlazioni con il pellegrinaggio diretto a Gerusalemme di Rudolf von Zàhringen e ha dato forte risalto all'aspetto del conferimento della corona della vita eterna.

In quanto al proposito della relazione di Arnold von Harff, si deve ancora notare certamente che il cavaliere renano, come ogni suo contemporaneo, considerava un viaggio a Santiago de Compostela una specie di viaggio cavalleresco che aveva sullo sfondo obiettivi chiaramente religiosi.

La Spagna per Arnold von Harff era piuttosto un obiettivo subordinato come dimostra la sua espressione: “in definitiva la Spagna è davvero un paese per penitenti”.

Queste asserzioni critiche, tuttavia, non devono ingannare più di tanto sul fatto che, a fianco di questi 'viaggi di prestigio' della nobiltà, dei quali noi possediamo ancora altre relazioni, Santiago de Compostela godeva di grande considerazione come meta di pellegrinaggio da parte di tutti i gruppi di popolazione.

Se si volesse tentare di registrare su una carta con un punto ogni pellegrino del tardo Medioevo di cui si è conservata una qualsiasi forma di documentazione, si potrebbero individuare con certezza solo pochi luoghi.

Costoro provenivano da quasi tutte le regioni della Germania, anche da quelle che prima di questo periodo non erano considerate come regioni di provenienza di pellegrini di san Giacomo.

Non sono rarità pellegrini provenienti dall'Austria o dal Mar Baltico.

Dalle fonti sappiamo anche di pellegrini non indicati per nome ma come <<tedeschi>> e come <<poveri>>, ai quali spesso come elemosina veniva donato un paio di scarpe nuove.

Particolare attenzione merita la regione germanica settentrionale, perché da lì nel basso Medioevo partirono in numero sempre maggiore pellegrini diretti a Santiago de Compostela.

In molti casi non è facile dividere motivi commerciali ed economici da una religiosa ricerca della salvezza. Certamente proprio nella regione della Hansa, come più raramente in altre regioni della Germania, san Giacomo raggiunse una posizione davvero ragguardevole.

Diversamente non potremmo spiegare le numerose tracce che ancora oggi possiamo scoprire soprattutto a Brema. L'immagine di san Giacomo come patrono dei pellegrini e dei viaggiatori è perdurata a lungo anche dopo la Riforma luterana; la statua nel quartiere Schnoor di Brema, che mostra in modo inconfondibile san Giacomo come pellegrino, rende ancora oggi testimonianza di ciò. Per il medesimo motivo c'è un modo di dire in bassotedesco, ..”È addobbato come san Giacomo con le conchiglie”, che viene adoperato per indicare le persone con abiti appariscenti e un aspetto singolare.

Dalle città anseatiche verso Santiago de Compostela si sceglieva per lo più la strada per mare. Probabilmente una volta all'anno salpava da Amburgo una nave con i pellegrini colà diretti. Le fonti, tuttavia, registrano solo eccezionalmente navi andate perdute, come quando nel 1506 un'imbarcazione con duecento pellegrini affondò a causa di una tempesta.

A proposito di un viaggio per nave salpato da Stralsunda, sappiamo di un pellegrino ucciso da due suoi compagni di viaggio, situazione non proprio delle più adatte ad un pellegrinaggio.

Notizie sui pellegrinaggi provenienti dalla Germania del Nord ci vengono fornite anche dai testamenti. N. Ohler ha utilizzato il materiale di Lubecca, che è particolarmente ricco. Molti cittadini di questa città, nel loro testamento destinavano una determinata cifra che doveva essere adoperata per un pellegrinaggio. Qualcuno credeva di poter compensare con un testamento redatto poco prima di morire quello che aveva tralasciato per tutta la vita.

Johannes Hilge, per esempio, nel 1413 ordinò di inviare a Santiago de Compostela e a Gerusalemme un pellegrino provvisto della somma di 100 marchi di Lubecca.

I testamenti di Lubecca producono una quantità tale di prove di pellegrinaggi per cui si deve ritenere che davvero ogni desiderio espresso nei testamenti abbia avuto seguito. E sorprendente come, accanto ad altre mete che erano conformi in modo significativo anche alle principali direzioni del commercio lubecchese, Santiago avesse assunto un posto di assoluto rispetto.

Oltre ai pellegrini che si ponevano in viaggio secondo gli ordini e le deleghe conformi alle disposizioni testamentarie, c'erano molti pellegrini provenienti dalla regione della bassa Germania che partivano spinti dalla necessità di espiare un fallo con un pellegrinaggio.

Questi viaggi di espiazione furono imposti non solo da istanze ecclesiastiche ma anche secolari. Non senza fondati motivi questa consuetudine fu indicata come una sorta di “igiene sociale”; le città si sbarazzavano di componenti della loro comunità che minacciavano la pace sociale o dei quali si supponeva la pericolosità. Anche i viaggi di espiazione raggiunsero punte significative nella prima metà del secolo XV, come ha evidenziato J. Van Herwaarden.

Per il secolo XV siamo ampiamente informati sui pellegrinaggi che hanno avuto inizio nella regione dell’alta Germania. A dire il vero, dalle fonti appare chiaro quello che si deve intendere per «pellegrinaggio». Già la relazione citata del cavaliere Arnold von Harff accenna ad un nuovo modo di sentire che suona molto simile a numerose annotazioni che si ritrovano nell'ambiente tedesco meridionale.

Molto spesso un “viaggio intrapreso per la salvezza» diventò occasione per conoscere paesi lontani o corti straniere, o pèr mettere in evidenza il proprio coraggio durante il cammino attraverso tornei cavallereschi.

In alcune famiglie sembra addirittura essersi formata una sorte di tradizione del pellegrinaggio. Per questo motivo nel 1462 il patrizio di Norimberga Sebald Rieter seguì le orme di suo padre Peter, che già nel 1428 era andato in pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

Sebald Rieter non viaggiò solo, ma, in un gruppo di dieci persone animate dal suo stesso obiettivo, si spostò di corte in corte attraverso la Francia e la Spagna.

Dalla sua relazione noi sappiamo che personaggi di condizione nobile fecero appendere i propri stemmi nel coro della cattedrale di Santiago. Egli ordinò addirittura che nel coro della cattedrale di Compostela, fosse restaurato il quadro offerto da suo padre.

Da una notizia della Cronica di Zimmerschen all'anno 1517 risulta come tali gruppi di pellegrini di condizione nobiliare si trovassero riuniti: Schweikhart, barone di Gundelfinden, e Jòrg, scalco di Waldburg all'inizio dell'anno decisero “di fare una pellegrinaggio a Santiago nel regno di Galizia”. Adeguatamente essi portarono “in loro compagnia alcuni cavalieri e anche alcuni altri uomini appartenenti alla nobiltà»; a fianco di vari nobili erano anche il farmacista di Ueberlingen e il chierico Sebold che era il cappellano di tutti quanti. Nella prima settimana di Quaresima intrapresero il viaggio anche altri tre signori del gruppo di pellegrini, e tutti attraversarono la Francia e la Spagna, “visitarono il venerato san Giacomo e anche i religiosi di Montserrat”  e il giorno del Corpus Domini (11 giugno) fecero ritorno.

In questa relazione è interessante anche il fatto di come possa essere calcolata in modo relativamente esatto la durata del viaggio a Compostela.

Nel 15 17 la Quaresima cominciò il 25 febbraio, seguì poi un viaggio di circa 14 settimane; si aggiunga la sosta al monastero catalano di Montserrat: il gruppo deve avere avuto a disposizione buoni cavalli.

Il viaggio descritto era certamente stato intrapreso per motivi religiosi. Tuttavia, oltre a ciò ci sono spesso notizie circa le occasioni per cui si diventava pellegrini. Sembra ad esempio più che dubbio se il cavaliere Georg von Ehingen (1428-1508), che visitò Santiago de Compostela solo per evitare una crociata contro i Mori, possa essere considerato un pellegrino.

Senza voler qui esporre in modo esaustivo ogni singolo aspetto del processo che correntemente si indica come mutamento della struttura dei pellegrinaggi, si può accennare a quanto diversi fossero, per esempio, i consigli del Liber Sancti Jacobi del secolo XII da quelli di Arnold von Harff.

Il Liber Sancti Jacobi consigliava ancora vigorosamente che un pellegrinaggio doveva essere condotto in povertà per seguire il modello di Cristo e degli apostoli, mentre il cavaliere renano consigliava di mettere nel proprio bagaglio denaro sufficiente in modo da essere indipendenti dalla valuta vigente di regione in regione.

Qui si contrappongono in modo stridente due diverse concezioni del pellegrinaggio. Le proposte di Amold von Harff erano sicuramente ispirate da un criterio realistico, poiché condurre un pellegrinaggio in povertà presupponeva che fosse funzionante il sistema di vettovagliamento e pernottamento che, installato faticosamente a partire dal secolo XI, nel secolo XV era seriamente in pericolo. Intraprendere un pellegrinaggio da soli e per di più in povertà era sempre più un grosso rischio. Troppo spesso ci si inganna su quali fossero le reali fatiche e i reali pericoli che comportava un pellegrinaggio in Galizia nel Medioevo.

Fin dai tempi dei primi secoli dopo il Mille in alcune regioni come il Nord della Spagna le strade erano diventate sicure, ma in altre zone, come il Sud della Francia, un pellegrino doveva talvolta temere per la propria vita. Briganti, ladri, vagabondi significavano una costante minaccia soprattutto negli anni intorno alla metà del secolo XV. Quali dimensioni avessero assunto i pericoli per i pellegrini è provato dall'ordinanza di re Ferdinando il Cattolico dell'anno 1478. Egli dispose di procedere con ogni severità contro ogni forma di banditismo, dal momento che i pellegrini non giungevano più a Santiago de Compostela per paura. Chi non viaggiava con un grosso seguito come Arnold von Harff trovava grandi difficoltà.

Oltre a questi incontestabili pericoli esistenti, anche gli sforzi e la fatica provocavano la morte dei pellegrini lungo la strada. Per il XV, e soprattutto per il XVI secolo conosciamo le fonti svizzere che riportano laconicamente:  “rimase lungo la strada verso Santiago”. Spesso i pellegrini redigevano sollecitamente prima della partenza il proprio testamento e solo eccezionalmente si trova una clausola particolare per il caso di un ritorno.

Se i pellegrini giungevano a Santiago de Compostela si guadagnavano, ricchi o poveri, famosa conchiglia e la riportavano con sé a casa. Fino al secolo XIV la attaccavano per Io più alla loro borsa di pellegrini, più tardi anche al cappello o al mantello. La tenevano in conto di una sorta di prova del pellegrinaggio concluso che procacciava difesa e vantaggio. Anche se nel basso Medioevo la conchiglia diventò semplicemente un attributo del pellegrino, rimase principalmente un segno di riconoscimento del pellegrino di Compostela.

E anche vero che non ogni conchiglia esibita deve essere subito messa in relazione con un pellegrinaggio. Indubitabilmente, però, le conchiglie ritrovate negli scavi archeologici, che Kurt Koster ha raccolto, devono essere ricondotte ai pellegrinaggi a Santiago de Compostela.

Di regola si tratta di conchiglie che sono state poste nella tomba con i pellegrini. Si tratta di più di 180 conchiglie, di cui circa un quarto appartengono alle regioni di lingua tedesca.

Eccettuati i grandi ritrovamenti nello Schleswig e la documentazione proveniente da Hannover e da Aquisgrana, le restanti conchiglie furono trovate nel Sud della Germania.

 

 

 

La diffusione del culto di san Giacomo in Germania

Per pellegrini di condizione nobile come per quelli di più bassa estrazione sociale non era comunque sufficiente andare in pellegrinaggio verso Santiago de Compostela; essi facevano conoscere anche in patria i santi da loro venerati e favorirono il culto di san Giacomo. Non sempre però, pellegrinaggio e venerazione in Germania erano direttamente riferibili l'uno all'altro; alcune tracce del culto di san Giacomo giunsero in Germania per via indiretta e di alcune, talvolta, non sappiamo niente dell'epoca precedente. Singole notizie sono così ricche di significato che ci informano un po'più esattamente. Dopo il suo pellegrinaggio, il già menzionato conte Friedrich von Pfirt fondò nel 1144 il monastero di Feldbach, che fu dedicato a san Giacomo. Simile concatenazione di eventi potrebbe essere supposta nel caso del monastero di Pegau, se si considera degna di fede I'informazione già citata dell'anno 1090.

Un alto esempio molto interessante è conosciuto nella zona di Treviri. II cittadino di questa città e tessitore Wilhelm nel corso della propria vita fece almeno per tre volte un pellegrinaggio a Santiago de Compostela, fondò nel monastero dei, Minoriti a Treviri una confraternita in onore di San Giacomo e portò con sé da Santiago de Compostela un documento redatto dal cardinale Teodorico il 14 dicembre 1464, con il quale veniva promessa un'indulgenza a tutti coloro che sostenevano la confraternita o vi volevano aderire.

Come tutte le confraternite, anche quelle che avevano scelto come patrono san Giacomo si dedicavano per lo più a svolgere compiti che avessero rilevanza sociale e nello stesso tempo erano anche unioni di carattere sociale. A dire il vero, solo in alcune confraternite era stabilito l'obbligo per gli aderenti di compiere una volta nella vita il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Questo obbligo, talvolta, poteva essere soddisfatto anche con il versamento di una somma di denaro; per molte confraternite, però, non è provabile una riscossione diretta come ha verificato G. Sflendling nella sua analisi delle confraternite dell'alto Reno.

A Colonia, per esempio, c'erano tre confraternite, una delle quali, almeno per un certo periodo di tempo, può essere indicata come “confraternita dei pellegrini”. Alcune di queste confraternite sussistono ancora oggi, come ad esempio quella di Bamberga.

In alcuni casi, similmente a ciò che accadde a Treviri, i pellegrini di Santiago fondarono una confraternita, come nelle località francone di FIof e di Hochdorf e in Svizzera a Hohenrein e a Eschenbach. I pellegrini transitarono in gran numero da questi luoghi e talvolta furono soccorsi dai membri delle confraternite, anche se non sempre, come gli esempi svizzeri dimostrano. A Friburgo (Svizzera) spesso facevano tappa i pellegrini provenienti dalla Germania meridionale, dal Tirolo e dal centro della Svizzera. Dai protocolli consiliari di Friburgo noi sappiamo delle consistenti spese sostenute per i pellegrini di passaggio. Anche nella zona anseatica le confraternite non erano una rarità e perfino nella piccola località di Killer bei Hechingen al più tardi a partire dal 1510 è dimostrata l'esistenza di una confraternita di San Giacomo.

Talvolta gli ostelli per i pellegrini venivano allestiti dalle confraternite lungo il cammino percorso da questi ultimi. A Francoforte sul Meno, per esempio, l'ostello per i pellegrini noto ancora ai tempi di Goethe si chiamava das Kompostell. Gli ostelli erano posti per lo più sulle strade di passaggio e fondamentalmente erano aperti a tutti i viandanti, cosicché solo in singoli casi determinati gli ostelli possono essere messi in relazione diretta con la lacobus peregrinatio. Talvolta, come nel caso di Hof, noi sappiamo della fondazione di un ostello da parte di una persona che aveva compiuto il pellegrinaggio a Santiago.

Del costante aumento di popolarità dei pellegrinaggi dalla Germania testimoniano inoltre i numerosi patronati sorti nelle regioni di lingua tedesca, anche se raramente si trovano collegamenti direttamente probanti.

Anche se manca ancora un catalogo completo, si possono riconoscere alcune regioni che erano più importanti di altre come luoghi di culto di questo santo. Dopo le ricerche di Huffer sono state individuate l'Aita Baviera e il Tirolo, la Svizzera, la Renania e le città anseatiche. Plòtz, però, ha messo in relazione le affermazioni di Hùffer con le prove provenienti dalla Franconia e Graf con quelle della Baviera e dell'Austria.

Qui san Giacomo fu scelto con particolare frequenza come patrono di chiese che erano in relazione con il movimento riformistico di Gorze. Anche cappelle nobiliari nel secolo XIII avevano spesso san Giacomo come patrono. Tuttavia si può affermare senza dubbio che l'aumento di pellegrini a Santiago de Compostela influenzò sicuramente anche in modo indiretto la scelta dei patrocini.

In alcuni singoli casi ebbero un ruolo alti fattori, come la posizione dei vescovi nelle diverse diocesi, movimenti religiosi, o altre tradizioni.