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Spagna / España

Spagna: Cammini e Storia 


Il principale itinerario per Compostela in Spagna è quello che descrive, nella prima metà del secolo XII, il citatissimo libro V del Codice Callistino attribuito a Aymeric Picaud. Questo attraversa i Pirenei a Roncisvalle ed arriva a Santiago passando per Pamplona, Puente la Reina -dove si unisce con la diramazione aragonese, anch'essa citata nel Codice- Burgos e Leòn. Ma Picaud offre una delle migliori immagini in un determinato momento di splendore e da una prospettiva francese. Questa valida immagine non è sufficiente per riflettere il lungo processo che parte da molto prima e che è durato e si è evoluto fino a molto oltre, inglobando molti altri cammini e paesi. In altre parole, i pellegrinaggi jacopei durano approssimativamente un millennio- dagli inizi del secolo IX alla fine del XVIII secolo-e in un ciclo così lungo, logicamente, vi furono vicissitudini che diedero luogo in Spagna, a numerosi cammini verso Santiago con altrettante strade, luoghi di sosta e segnali.

Una prima idea di quanto i cammini utilizzati dai pellegrini fossero numerosi, e addirittura mobili, la rende la sintesi schematica che, dalle sue ricerche sul Nord-Est della Penisola, fece José Ramòn Menéndez de Luarca.

Di fronte ad una così vasta quantità di cammini, frutto di un fenomeno secolare e di massa, si compongono immediatamente diverse domande. Hanno tutti uguale importanza? E se non l'hanno, che criteri ci sono per ordinarli e per decidere se una strada appartiene o no al Camino de Santiago? Inoltre, qual è quello che si può chiamare Camino de Santiago?

La risposta può sembrare logica. Ma succede che i cammini, normalmente, non si classificano in base a chi li usa -in questo caso i pellegrini - ma all'epoca in cui si costruirono o dalle loro caratteristiche fisiche: per mulattiere, per cari, per selciati, ecc. La ragione del fatto che un cammino non si classifichi normalmente in funzione di chi lo usa deriva dal motivo che per essere strade pubbliche sono aperte ad ogni tipo di persona. Allo stesso modo in cui oggi per una strada che attraversi un'importante zona di villeggiatura non circolano solo turisti, per un cammino chiamato <<de Santiago>> non transitavano solo pellegrini ma anche soldati, commercianti, pìcaros e viaggiatori di ogni tipo in proporzioni che oggi non è possibile conoscere. Per questo c'è chi sostiene, come Annegret Diethelm e Attilio d'Andrea, che non ci si riferisce propriamente a cammini jacopei, ma semplicemente a cammini antichi nei quali compaiono tracce di pellegrinaggio jacopeo. In altri termini, le vie jacopee sono in generale cammini preesistenti al pellegrinaggio che furono usati da pellegrini. Solo in pochi casi si può parlare di tratti aperti o creati appositamente per i pellegrini.

Un esempio è dato dal già citato <<cammino nuovo>> che tra Logrono e Burgos costruirono santo Domingo de la Calzada e il suo discepolo san Juan de Ortega. Quando il transito dei pellegrini aumentò lungo questi cammini, spesso preesistenti al fenomeno jacopeo, lasciò impronte, tanto in punti determinati - si ricordino gli esempi precedenti relativi a passi e ponti - quanto nelle soste, soprattutto in quelle più specifiche per i pellegrini: gli ospedali e i santuari.

Sebbene gli ospedali e i santuari costituiscano una buona guida per identificare itinerari antichi di pellegrinaggio, in certi casi non è possibile chiarire fino a che punto un ospedale sia stato creato appositamente per i pellegrini oppure se accoglieva qualsiasi tipo di viandante. Nel primo caso la sua presenza rivelerebbe il passaggio di una strada di pellegrinaggio e nel secondo la semplice esistenza di un cammino transitato. A volte si può anche verificare che la documentazione relativa ad un ospedale fa riferimento a pellegrini, senza specificare, però, se si tratta di pellegrini jacopei, visto che esistono pellegrinaggi ad altri santuari e si trovano testi in cui il significato della parola pellegrino risulta equivoco.

E per questo, quindi, che per identificare delle strade come jacopee è necessario fare riferimento anche alle altre testimonianze che il passaggio dei pellegrini ha lasciato nella toponomastica, nel’intitolazione di eremi e di chiese, nel culto, nelle feste popolari, nelle relazioni di viaggio, nell'iconografia e nell'arte in genere.

Queste tracce prese ad una ad una, solitamente non hanno significato. Così, per esempio, la testimonianza

del passaggio di un solo pellegrino per una strada non è sufficiente per provare che questa strada fosse usata anche dagli altri. Solo l'unione di più testimonianze e di ospedali lungo un cammino antico si dimostra veramente indicativa. Orbene, queste tracce non sono neanche ripartite equamente: quanto più lontani da Santiago ci troviamo, tanti più cammini alternativi ci saranno e minore risulterà, in generale, la densità delle testimonianze jacopee. Per questo sarà più difficile parlare dei cammini jacopei svizzeri che non di quelli spagnoli, dove, dal momento che vi convergevano pellegrini da tutta Europa, la densità di luoghi e testimonianze jacopee risulteranno elevate in più punti.

Dando, quindi, per scontato che tra le diverse strade utilizzate per andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela esiste una gerarchia misurabile dalla densità di testimonianze lasciate dai pellegrini e ritenendo anche che sarebbe più rigoroso parlare di cammini antichi usati da pellegrini jacopei piuttosto che di Caminos de Santiago, merita dare uno sguardo alla mappa, domandarsi quali sono le cause che hanno dato luogo ad una così complessa rete di cammini e cercare la maniera più adatta per ordinarli e schematizzarli in pochi gruppi concettuali, più o meno chiari.

L’affluenza di stranieri a Santiago de Compostela non ebbe luogo solo per terra, ma fu rilevante anche per mare. Inglesi, irlandesi, fiamminghi, scandinavi e anseatici hanno fatto ricorso alle rotte marittime fin dai tempi più antichi. Secondo Lacarra addirittura la notizia del ritrovamento del sepolcro di san Giacomo entrò nella Francia carolingia per via marittima e i primi pellegrini vi si recarono allo stesso modo. Questa stessa tesi è stata recentemente confermata da Vicente Almazàn  il quale sostiene che i primi in ordine cronologico sono proprio i cammini marittimi, che sfruttano, in parte, un itinerario già percorso nel IX secolo dai vichinghi nelle loro incursioni.

Per giungere dall'Irlanda, dall'Inghilterra, dalla Norvegia e dalla Svezia a Santiago de Compostela era imprescindibile salire su una nave, fosse anche solo per attraversare uno stretto o un canale. E una volta imbarcati, perché non continuare in nave fino alla Galizia invece di stancarsi, facendo il resto del viaggio a piedi? D'altra parte, anche chi non doveva necessariamente prendere una nave poteva sentirsi attratto da questo modo di viaggiare che, nonostante i rischi, si presentava molto più veloce di quello terrestre. E per questo motivo che già dal XIII secolo si hanno testimonianze di viaggi che dall'Inghilterra a La Coruna si svolgevano in soli quattro giorni. Un'idea sommaria del numero molto elevato di pellegrini che, nel secolo XV, viaggiava per mare, ci è fornita dalla relazione di William Wey che, nel 1456, sbarcando a la Coruna da Plymouth (Inghilterra), contò, in quel porto, ottantaquattro navi provenienti da diverse nazioni del Nord-Est d'Europa. Supponendo una media di sessanta viaggiatori per nave e supponendo, anche, che la maggior parte di tali imbarcazioni trasportassero pellegrini, si può calcolare che nel giro di pochi giorni erano sbarcati circa 4.000 viaggiatori. Se si tiene conto, poi, che La Coruna non era l'unico porto nel quale arrivavano i pellegrini e se si considera che il traffico marittimo aveva luogo prevalentemente nei mesi primaverili ed estivi (Wey fece il viaggio di andata a maggio e quello di ritorno a giugno), è facile concludere che fossero decine di migliaia quelli che allora arrivavano in Galizia in nave, rendendo i suoi stessi porti luoghi cosmopoliti o addirittura più grandi dei nuclei del principale cammino terrestre.

Questo pellegrinaggio marittimo generò una rete a raggera che univa Santiago ai principali porti della Galizia, quali Vivero, La Coruna, Laxe, Muxia e Noya e influì, addirittura, sugli altri cammini disegnati nella mappa.

In effetti, un maestrale, un temporale o qualsiasi altro agente esterno potevano obbligare le navi, che viaggiavano verso La Coruna, a fare scalo prima di arrivare alla meta, per esempio a Santander o a Bilbao.

C'è di più: per essere così lungo il pellegrinaggio per terra dal Nord dell'Europa - andata e ritorno richiedevano infatti diversi mesi - e, al contrario, molto breve la navigazione - occorrevano al massimo alcune settimane - non bisogna stupirsi che ci fossero pellegrini che, in mancanza di una nave che viaggiava direttamente i n Galizia, si accontentassero di una qualsiasi che li lasciasse sulla costa francese o cantabrica, poiché così potevano risparmiarsi settimane di cammino a piedi .D' altra parte, la principale strada commerciale terrestre diretta a Santiago de Compostela, alla fine del basso Medioevo, iniziava a decadere a causa dell'importanza che i porti cantabrici cominciavano ad avere per il commercio con il resto dell'Europa.

Questo traffico marittimo commerciale favorì anche quello dei pellegrini. Una volta arrivati, infatti, in un qualsiasi porto della costa cantabrica spagnola, ai pellegrini si presentavano due possibilità: o proseguire a piedi lungo la costa in direzione della Galizia, o continuare all'interno,in direzione Sud-Est, ricongiungendosi al principale Camino de Santiago. La scelta della via costiera era abbastanza dura per il fatto che il rilievo della frangi a cantabrica si presentava molto accidentato, ma aveva, comunque, un vantaggio per alcuni pellegrini: permetteva di visitare l'importante santuario di San Salvatore di Oviedo (del quale ci occuperemo più avanti) deviando appena dal percorso per Santiago. Per questa ragione, o per altre che ci sfuggono, nacque un itinerario costiero sul quale è documentata la presenza di pellegrini.

La probabilità che i pellegrini che sbarcavano nei porti del Cantabrico si addentrassero nell'altopiano alla ricerca del Camino principale è stata poco studiata, anche se meriterebbe di essere presa in considerazione. Per esempio, l'antico cammino lungo la valle del Mena (Burgos), del quale parlano Balparda e Lacarra, non poteva avere delle relazioni con una strada che unisse un porto cantabrico – Castro Urdiales o Bilbao – con qualche nucleo palentino del Camino principale di Santiago? Credo, insomma, che prendere in considerazione il pellegrinaggio marittimo, diretto fino in Galizia o indiretto verso qualsiasi porto cantabrico o francese, possa aiutare a comprendere l'esistenza di certi cammini diretti a Santiago de Compostela che fiancheggiano la Costa Cantabrica o che da essa partono e la cui traccia ha studiato José Ramòn Menéndez de Luarca.

Sebbene lo studio del pellegrinaggio marittimo serva a spiegare la genesi di numerosi cammini che arrivano direttamente a Santiago de Compostela o che si immettono in qualche punto del tratto principale che proviene da Roncisvalle, non è sufficiente per spiegarne molti altri di quelli che appaiono nella mappa, soprattutto quelli che seguono direzioni diverse rispetto Santiago e che, pertanto, non sembra logico che fossero usati da pellegrini jacopei. In effetti, per giustificare l'esistenza di molti cammini jacopei apparentemente fuori via, bisogna fare delle considerazioni diverse da quella che potremmo chiamare la logica del cammino più corto. Infatti, è strettamente correlato alle esigenze del singolo pellegrino il fatto che non sempre l’itinerario più breve sia necessariamente anche il migliore. Le strade per il bestiame, per esempio, cercano a volte i luoghi che presentano pascoli abbondanti piuttosto che un tragitto più breve. Nel caso di certi pellegrini medievali, il miglior itinerario non era definito dalla geometria, bensì dalla devozione, dalla speranza di ottenere guarigioni o di accumulare indulgenze, il che li incitava a visitare il maggior numero possibile di santuari che erano, per così dire, i luoghi di sosta più vicini ai pellegrini. Il capitolo VIII della celebre Guida del pellegrino a Santiago de Compostela, attribuita a Picaud, si intitola, per L'appunto, “Corpi santi che riposano nel Camino de Santiago e che i pellegrini devono visitare». Ma oltre ai santuari che si potevano incontrare lungo il Camino, ce n'erano molti altri discosti da esso e anche se, probabilmente, la maggior parte dei pellegrini si dirigeva a Santiago de Compostela per il cammino più breve, non mancava chi deviasse per visitarne altri di sua particolare devozione.

Il più illustre dei santuari spagnoli lontani dal cammino principale, ma strettamente collegato al fenomeno jacopeo, è forse San Salvatore di Oviedo. L'esposizione del suo caso ci è, infatti, servita sia per spiegare la nascita di cammini jacopei che non sembrano dirigersi a Santiago, che per formulare un'ipotesi sul primo cammino diretto a Santiago

 


 

Il primo Cammino diretto a Santiago e le deviazioni verso altri santuari

Proviamo ad immaginare come, agli inizi del secolo IX, si propagò la notizia del ritrovamento del sepolcro dell'Apostolo e come cominciarono ad accorrere persone a venerarlo.

A quei tempi,la località che poi si chiamò Santiago de Compostela era un luogo sperduto dell'assediato e piccolo regno delle Asturie. La notizia, come una pietra scagliata in uno stagno, dovette diffondersi ad onde concentriche e crescenti con fulcro in Santiago, se, in realtà, questa è la sua origine.

Presto la nuova dovette arrivare alla corte asturiana, stabilita ad Oviedo, e da questa a quella carolingia. Altrettanto presto dovette iniziare il culto jacopeo, poiché si attribuisce al re allora regnante, Alfonso II il Casto (789-842), la costruzione della prima basilica e già nell' anno 847 Teodomiro, il vescovo della diocesi alla quale apparteneva Santiago a quell'epoca – Iria - invece di farsi seppellire nella sua sede episcopale, come si usava, preferì farlo a Santiago. In questo stesso secolo IX la prima basilica risulta piccola, o comunque viene considerata indegna, e nell'899, sotto il regno di Alfonso III (866 - 910), si consacra la seconda.

Allo stesso Alfonso II, ritenuto responsabile della costruzione della primitiva basilica di Santiago nella prima metà del IX secolo,lo storico Ruiz de la Pena e i suoi collaboratori attribuiscono anche il disegno di fare di Oviedo, sede della sua piccola corte, il centro politico e spirituale del nascente Stato. Con I'idea di creare questo centro spirituale, si propose di trasformare la Cattedrale ovetense nel <<grande reliquiario del Regno asturiano>>, concentrando qui le reliquie di un gran numero di martiri e di santi, includendo tra questi non solo l'apostolo san Giacomo ma anche i restanti undici apostoli.

Secondo quel che sospettano tanto Uria quanto Ruiz de la Pena, il culto locale o regionale delle reliquie, custodite nella Camera Santa di San Salvatore di Oviedo, è all'incirca antico quanto quello che comincia a diffondersi a Santiago in Galizia. Se così fosse, ci troveremmo di fronte al fatto che nella prima metà del secolo IX appaiono, in luoghi diversi del regno asturiano, due famosi santuari, Santiago de Compostela e la Càmara Santa de San Salvador di Oviedo, che svolgeranno in seguito un importante ruolo nei pellegrinaggi.

Poiché Oviedo era il centro politico e spirituale del regno al quale allora appartenevano Santiago e la Galizia, e dato che esisteva senza dubbio una relazione terrestre tra la Galizia e le Asturie, appare più credibile l'ipotesi che nel secolo IX, tra i diversi cammini diretti a Santiago che si poterono formare, il più importante fosse il percorso che univa il luogo del ritrovamento del sepolcro con la capitale del regno.

Provando ad immaginare quale poteva essere il tracciato di questa ipotetica connessione del secolo IX tra Santiago ed Oviedo, non sembra illogica I'ipotesi che esso potesse coincidere con la strada nella quale, secoli dopo, sono documentati diversi ospedali di pellegrini, che passava ,tra gli altri nuclei della attuale provincia di La Coruna, per Santiago da Boente - secondo Ferreira Priegue, in una demarcazione di detto termine fatta nell'897 si parla dell' iter pubblico di Santiago - e per Mellid e attraversava la provincia di Lugo, per Villamayor de Negral, Lugo e Fonsagrada, in direzione di Borres (Asturie), luogo citato già nell'anno 899, dove Uria documenta un antico ospedale di pellegrini.

Strada che non fu necessario costruire da zero nel secolo IX, ma che piuttosto fu favorita dall’ integrazione di tratti di cammini antichi con altri di nuova costruzione. Secondo uno studio inedito di José Ramòn Menéndez de Luarca, nel percorso Santiago-Oviedo, che abbiamo appena delineato, si possono distinguere tratti di probabile origine preistorica da Mellid alle prossimità di Lugo – romana - esempio da Lugo verso le Austurie- e medievale, essendo questi ultimi i più brevi. E data la continua riutilizzazione di cui nei tempi passati erano oggetto i cammini, il fatto che un tratto abbia probabile origine preistorica non esclude la possibilità che i romani lo usassero: infatti tra Villamayor de Negral e San Romàn de Retorta (Lugo) è stato ritrovato un miliario.

Nel secolo IX, quindi, è possibile che, se ci fu un Camino de Santiago per antonomasia, fosse quello di Oviedo. Se fosse vera questa ipotesi, sarebbe stato precedente al tratto principale, quello che poi si è considerato parte dello stesso: la strada jacopea ovetense.

Inoltre, il primo tratto del futuro troncone principale dovrebbe corrispondere al menzionato cammino ovetense: quello che univa Santiago con Mellid. Quasi tre secoli dopo, quando Aymeric Picaud scrive la sua guida, questo cammino ovetense era in uso e addirittura in auge come percorso di pellegrinaggio ma Picaud, più attento ai santuari e reliquiari francesi che a quelli spagnoli, non menziona San Salvatore di Oviedo né la sua connessione con Santiago.

Agli inizi del secolo X, ne910, Alfonso III trasferisce a Leòn la capitale del regno asturiano. Tale trasferimento da Oviedo a Leòn presuppone una qualche connessione viaria tra entrambe le città e non sembra arrischiato supporre che, in questo stesso secolo, si costituisse una strada tra Leòn, nuova capitale del regno, e Santiago. Pertanto, già a metà del X secolo, il pellegrinaggio a Santiago è praticato da ecclesiastici provenienti da terre lontane, come il vescovo francese Gotescalco de Puy, ai quali la via per Leòn risultava più comoda e più breve rispetto a quella per Oviedo, oltre al fatto che potevano essere interessati a fare una sosta nella nuova corte.

Tanto per la sua situazione geografica quanto per la sua condizione di corte, è possibile che Leòn divenisse, già nel secolo X, punto di passaggio obbligato per i pellegrini che venivano dall'Est e che da questa città proseguivano verso Santiago per una via più o meno definita.

In effetti, già nell'885 un documento citato da Ferreira Priegue riporta che l'accesso alla Galizia più usato consisteva nella via che proveniva da Leòn. Questo probabile e antico cammino leonese diretto a Santiago, attraverso Astorga, il Monte Irago- dove nel 946 si tenne un concilio - e il Cebreiro, non dovette essere costruito interamente. Nel suo tratto finale, tra Mellid e Santiago, coincideva come già notammo, con il primo, cioè con quello di Oviedo.

Per il resto, tra Mellid e Leòn ci sono, secondo José Ramòn Menéndez de Luarca, alcuni brevi ratti di probabile origine celtica - in particolare tra Mellid e Lestedo - e lunghi tratti di probabile origine romana.

C'è da supporre perciò che nel secolo X i santuari di Oviedo e di Santiago fossero uniti tra loro e con la capitale del regno, Leòn, come si può vedere nella mappa. In quei tempi, Santiago era già famosa fuori della Penisola, e Oviedo, che decadde quando perse il ruolo di capitale, avrebbe continuato ad essere un centro di pellegrinaggio limitato. Il cammino da Leòn a Santiago finì per diventare, con il tempo, quello principale, ma non annullò il precedente, l'ovetense, che prese nuova vita nell'XI secolo, quando la Càmara Santa della cattedrale di Oviedo divenne un luogo visitato non solo dagli spagnoli ma anche dagli stranieri. Tutto questo dovette verificarsi quando i pellegrini jacopei provenienti dall'Est presero l'abitudine di deviare a Leòn verso Oviedo nel loro cammino di andata a Santiago, per poi proseguire da Oviedo verso la Galizia, attraverso quello che abbiamo supposto essere il primo cammino jacopeo. A sua volta, la creazione a Leòn di un nuovo santuario, che conteneva i resti di sant'Isidoro di Siviglia, trasferiti a Leòn nel 1063, spingeva coloro che tornavano da Santiago per la via di Oviedo a riprendere a Leòn la strada principale.

In questo modo, a partire dalla fine del secolo XI, la strada che nel X secolo si limitava ad unire l'antica capitale del regno delle Asturie -Oviedo- con la nuova -Leòn- diventò un cammino di pellegrinaggio dotato a sufficienza di ospedali e percorso tanto da pellegrini jacopei stranieri quanto da pellegrini della Penisola iberica che si dirigevano ad Oviedo o a Leòn.

Se nel caso che abbiamo appena esaminato si trattava di un santuario separato dal cammino principale che diede luogo ad una deviazione che non sembrava dirigersi a Santiago, in altri casi era un santuario dello stesso cammino principale quello che dava luogo a diramazioni precise. Così, per esempio, quello di Santo Domingo de la Calzada, dove la leggenda situò un miracolo dell'apostolo san Giacomo,la cui fama percorse l'Europa soprattutto a partire dai secoli XV e XVI: quello dell'impiccato, il gallo e la gallina. Siccome nell'epoca in cui questa leggenda si diffuse, era molto frequentato il cammino che entrava da Irùn verso Burgos, senza passare per Santo Domingo de la Calzada, non mancarono pellegrini che, deviando dalla strada più breve verso Burgos, che si muove approssimativamente in direzione Nord-Est Sud-Ovest, scendevano da Alava a Santo Domingo de la Calzada, seguendo piuttosto un cammino Nord-Sud, per visitare il celebre luogo e anche per vedere nella cattedrale, come dice un viaggiatore degli inizi del secolo XV, un gallo ed una gallina bianchi della stirpe di quelli del miracolo. Così ebbe origine un altro cammino Nord-Sud, recentemente studiato da Micaela Portilla, ascrivibile tuttavia al grande insieme di cammini jacopei che, in generale, si dirigono verso Occidente.

 

 

 

Le connessioni con la Francia

Così come esistono alcuni cammini diretti a Santiago de Compostela che si possono definire dal porto marittimo dal quale hanno origine, se ne trovano altri caratterizzati dal passo di montagna attraverso il quale valicano i Pirenei.

Dato che i pellegrini affluivano da tutta Europa, è logico che coloro che venivano per esempio dall'Italia, non entrassero sempre in Spagna dallo stesso passo pirenaico come avveniva per quelli che provenivano dalle Fiandre.

Sebbene il passo pirenaico più frequentato fosse quello di Roncisvalle, tanto per l'ottimo trattamento che si dispensava nel suo famoso ospedale, quanto per l'attrazione che la leggenda di Rolando esercitava sugli europei, esso non era, comunque, l'unico.

Agli inizi del secolo XII lo stesso Picaud cita il cammino jacopeo che entrava in Spagna dal passo di Somport e può essere che nel secolo XI fosse questo il passaggio pirenaico più frequentato dai pellegrini.

In effetti, le prime fondazioni ospitaliere di cui abbiamo documentazione sul cammino che attraversava i Pirenei per Roncisvalle sono posteriori alle informazioni che dimostrano che la via più antica passava per Somport in direzione di Jaca e Puente la Reina.

Così, mentre il tratto da Somport possedeva già alcuni ospedali nel secolo XI -in concreto Somport e Canfranc- sul passo di Roncisvalle non esistono documenti di ospedali per pellegrini fino agli inizi del XII secolo e lo stesso ospedale di Roncisvalle, che in futuro diventerà famosissimo, non sarà fondato tino al 1127-1132.

D'altra parte, è chiaro il fatto che,  anche se non si hanno testimonianze del’XI secolo relative ad ospedali di pellegrini nel passo di Roncesvalle, ciò non significa necessariamente che non ci fossero pellegrini. Come stanno a dimostrare certi fatti di cammino antico, la torre romana di Urkulu che domina il passo e la recente scoperta di due necropoli romane tra Espinal e Burguete, appartenenti sicuramente alla magione Iturissa del percorso Astorga-Pamplona-Bordeaux, già i romani percorrevano, nei pressi di Roncisvalle, un'altra via che, probabilmente, continuò ad essere usata nel basso Medioevo. La bilancia dovette inclinarsi definitivamente a favore di Roncisvalle e, quindi, a discapito di Somport quando vennero a convergere a Ostabat, a Nord di Roncisvalle e nell'attuale Francia, le tre grandi strade che cita il Codice Callistino nel XII secolo.

Oltre, però, ai passi pirenaici menzionati da Picaud in quello stesso XII secolo, ne esisteva un terzo, situato a Nord-Est rispetto ai precedenti, al quale fino ad ora si è prestata poca attenzione. Si tratta dell’itinerario che collegava la città francese de Bayonne con Pamplona, passando per la valle del Baztàn ed il valico di Velate, dove, già a metà del secolo XII, è attestata l’esistenza di un ospedale per pellegrini. Questo cammino si ricongiungeva al principale, per l’appunto, a Trinidad de Arre.

In questa bella strada, oltre ai citati ospedali di Velate e di Arre, della metà del secolo XII, si documentano, nel XIII secolo, altri due ospedali per pellegrini, ad Elvetea e ad Elizondo e, inoltre, sul percorso sono rimaste tracce nella toponomastica, esempi di diversi simboli jacopei e splendidi tratti di cammino antico.

 

Se la strada per Roncisvalle esigeva di salire ad un valico meno elevato (1057 m.) rispetto a quello di Somport (1.640 m.) e quello di Velate, a sua volta, era un passo ancora più basso (circa 850 m.), proseguendo verso Nord-Est fino alla costa atlantica, si potevano addirittura evitare i Pirenei. Ma il comodo passaggio non si sarebbe potuto usare fino a quando la provincia basca di Guipuzcoa non fosse stata urbanizzata e avesse offerto luoghi di sosta ai viaggiatori, cosa che non avvenne fino al secolo XIII, quando venne incorporata alla Castiglia e Alfonso X stabilì, creando le corrispondenti soste, un percorso dalla costa basca a Burgos. Il cammino da Irùn a Burgos è già menzionato, a partire dal XV secolo, da alcuni pellegrini e nel secolo XVI diventa, dopo Roncisvalle, il principale ingresso jacopeo per la Spagna. Un camino come quello di lrùn, che ai tempi di Aymeric Picaud non esisteva, sostituì quello di Somport così importante all'epoca perché Aymeric Lo citasse. Sebbene qui ci siamo occupati di passi situati tra Somport e l'Atlantico, è doveroso segnalare che, nella parte dei Pirenei che si estende da Somport al Mediterraneo, ci furono anche passi transitati da pellegrini jacopei, in particolare quello di La Junquera a Girona.